Tutta la bellezza dell'acqua, un solo gesto di civiltà


Tutta la bellezza dell'acqua, un solo gesto di civiltà

L’acqua e il suo impiego


Come molti altri diritti inalienabili, anche l’acqua sta soffrendo tutte le incertezze di una comunità globale segnata da guerre, privazioni, povertà disarmanti e carenze tecnologiche. Se negli ultimi venti anni è stato possibile garantire acqua potabile all’89 per cento della popolazione mondiale (così, secondo il Progress on Drinking Water and Sanitation 2012), 783 milioni di persone ancora oggi convivono con lo spettro della siccità mentre il miglioramento dei servizi igienico-sanitari coinvolge una percentuale di stati decisamente inferiore a quella prevista per il 2015 dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, considera ogni singolo sforzo compiuto in questa direzione “uno strumento vitale per migliorare la vita di milioni di persone”: ma affinché nulla di questi sforzi sia vanificato, è necessario – oggi più che mai – che ognuno di noi consideri il consumo critico e responsabile di acqua potabile una priorità quotidiana e non solo un’emergenza confinata alle zone critiche del mondo. Costruire una civiltà dell’acqua consapevole significa infatti sentirsi custodi (in casa propria) di un grande bene comune.

Protagonista sulla superficie del Pianeta, principale costituente degli ecosistemi e di tutte le forme di vita conosciute, l’acqua compie ogni giorno un ciclo continuo che dagli oceani la porta alle nubi e dalle nubi, di nuovo, agli oceani. Il ciclo dell'acqua — conosciuto tecnicamente come ciclo idrologico — avviene all'interno dell'idrosfera terrestre, include i cambiamenti di stato fisico (dalla fase liquida, a quella gassosa a quella solida) e definisce i continui scambi di massa idrica tra l’atmosfera, la terra, le acque superficiali, quelle sotterranee e gli organismi viventi. Ogni giorno, l’acqua si accumula in varie zone della Terra (come negli oceani, che sono in assoluto le più grandi riserve idriche del Pianeta) per poi evaporare, condensarsi nelle nubi, precipitare con la pioggia, infiltrarsi nel terreno e scorrere in un grande flusso sotterraneo. In tutto questo, la massa totale d'acqua rimane sempre costante: la quantità d’acqua che lascia una riserva, in altre parole, è pari a quella che ritorna ad essa.

I recenti cambiamenti climatici, tuttavia, hanno determinato una parziale alterazione del ciclo naturale dell’acqua, mentre la crescente pressione demografica, unita all’evoluzione degli stili di consumo, all’inquinamento e all’incremento del fabbisogno di energia, è il principale responsabile di una cospicua e costante riduzione delle risorse idriche. L’acqua, in altre parole, sta diventando una risorsa sempre più scarsa, preziosa, e – per tale ragione – sempre più al centro di conflitti e tensioni sociali. Del resto, essa riveste un ruolo centrale in svariati ambiti civili, agricoli, industriali, ricreativi e religiosi, e la sua disponibilità è alla base dell’attività produttiva e vitale di ogni singola comunità.


Consumi e sprechi

Il divario tra il rifornimento idrico e la domanda di acqua sta aumentando in molte parti del mondo e la crescente siccità rappresenta attualmente il maggior vincolo allo sviluppo agricolo delle regioni più povere. Tuttavia, la soluzione del problema implica numerose e complesse riflessioni che vanno al di là delle condizioni naturali: per esempio, la scarsa manutenzione degli impianti e la “spillatura” illegale determinano una perdita complessiva di acqua potabile pari al 40%; inoltre, l’acqua è costantemente soggetta a "sprechi nascosti", vale a dire sprechi necessari alla produzione di un determinato bene (per produrre un chilo di carta, ad esempio, occorrono 40 litri di acqua; per la lavorazione di un'automobile 78.000 litri; per una tonnellata di cemento da 160 a 2.000 litri).

Nel corso del XIX secolo, la popolazione mondiale triplica, ma ogni abitante del Pianeta si ritrova a prelevare ogni giorno un quantitativo d’acqua via via superiore (quasi il doppio) a quello dei propri antenati. La situazione cambia da zona a zona, certo, ma è ugualmente facile mapparla: per il consumo pro capite annuo, l’Italia è terza al mondo e prima in Europa. Ma se a livello globale i 1.200 mc di acqua da noi richiesti ogni anno sono preceduti dai 1.700 di Canada e Stati Uniti, entro i confini dell’Unione Europea questa cifra costituisce un vero e proprio record negativo: sapere che 1.200 mc sia un consumo otto volte superiore a quello di tutta la Gran Bretagna è sufficiente per prendere coscienza della differenza che ci allontana da nazioni come Irlanda, Danimarca e Svezia. Nel dettaglio, la cifra comprende tutti gli impieghi quotidiani – dall’alimentazione all’igiene personale –, ma nell’insieme, ed è il caso di sottolinearlo, indica un rischio idrico via via più consistente.

Dunque, che fare? Prima di tutto, è necessario cambiare prospettiva e inquadrare l’acqua come una risorsa strategica vitale, quantificabile in termini economici tanto quanto una ricchezza mineraria e, giocoforza, facile preda di mercati più o meno fruttuosi, politicizzati e rischiosi. Quindi, varrebbe la pena considerare – altrettanto concretamente – la necessità di attivarsi per una politica solidale dell’acqua, elaborando e sottoscrivendo un Contratto Mondiale sull’Acqua articolato sui seguenti punti:

L’acqua è fonte di vita insostituibile per l’ecosistema: bene vitale appartenente a tutti gli abitanti della Terra. A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata.

Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile individuale e collettivo: l’acqua appartiene all’economia dei beni comuni e non a quella della distribuzione della ricchezza individuale. Se nel passato la condivisione dell’acqua è stata spesso alla base di ineguaglianze sociali, la civilizzazione di oggi riconosce l’accesso all’acqua come un diritto fondamentale, inalienabile, individuale e collettivo.

L’acqua deve contribuire al rafforzamento della solidarietà fra i popoli, le comunità, i paesi, i generi, le generazioni: le divergenze nella gestione delle risorse idriche non devono compromettere l’accesso all’acqua fra le persone, le comunità e le regioni. Inoltre, la differente distribuzione di acqua e di ricchezza finanziaria non deve in alcun modo favorire (o giustificare) la formazione di un mercato fondato solo ed esclusivamente sulla logica del profitto.


Trattamenti

Il 70.8% dell’acqua disponibile sulla superficie terrestre non può essere direttamente utilizzato: spesso, occorre prima rimuovere agenti inquinanti oppure correggere alcune caratteristiche chimico-fisiche; in molti casi, invece, è necessario realizzare addirittura interi impianti di trattamento, condurre analisi preliminari dell’acqua grezza, stabilirne con certezza le caratteristiche microbiologiche.

Il trattamento delle acque reflue
Articolato su tre momenti distinti (primario, secondario e terziario), include una serie di operazioni chimico-fisiche e biologiche, e ulteriori interventi specifici per la lavorazione dei fanghi. I reflui depurati sono generalmente riversati in acque superficiali e in Italia devono rispettare i valori limiti di emissione stabiliti dal decreto legislativo n.152/2006. Lo scarico di un depuratore, infatti, non deve contenere sostanze inquinanti in concentrazioni tali da interferire con la naturale capacità auto-depurativa del corpo idrico né compromettere la vitalità e la biodiversità delle comunità biotiche degli ecosistemi acquatici. Solo dopo aver subito un idoneo trattamento terziario – comprensivo di filtrazione su sabbia, assorbimento su carboni attivi, disinfezione con raggi ultravioletti, biossido di cloro o altri ossidanti – i reflui depurati possono essere riutilizzati per un uso irriguo o industriale.

Il trattamento delle acque marine
Consiste principalmente nell’operazione di dissalazione. I trattamenti per la potabilizzazione si applicano ad acque superficiali naturali o provenienti da invasi artificiali, con lo scopo di ottenere acque idonee all’uso umano che rispettino le norme di qualità stabilite in Italia dal decreto legislativo n.31/2001. Sulla base del grado di inquinamento dell’acqua grezza, questi trattamenti articolano tra loro svariate operazioni, tra cui: sedimentazione, coagulazione, filtrazione, aerazione, trattamento biologico a fanghi attivi, filtrazione con carbone attivo, purificazione ad osmosi inversa, addolcimento, disinfezione.


Consigli per un risparmio immediato

Lavati i denti usando un bicchiere: evitando di lasciar scorre l’acqua inutilmente, risparmi sulla bolletta e non sprechi acqua potabile.

Bevi acqua del rubinetto: è costantemente controllata, ha un elevato contenuto di sostanze minerali, non richiede alcun trasporto su strada e ogni anno consente di risparmiare 150.000 tonnellate di bottiglie di plastica. (Trovi sgradevole il sapore di cloro? Lascia riposare l’acqua in una brocca per una decina di minuti: è sufficiente affinché il cloro evapori e restituisca all’acqua il suo naturale sapore).

Usa la lavatrice a carico pieno: per ogni lavaggio si consumano mediamente dagli 80 ai 120 litri che a ogni famiglia costano circa 2-300 euro all’anno. Risparmiando un solo lavaggio alla settimana è inoltre possibile recuperare circa 5000 litri d’acqua potabile all’anno.

Usa il secchio per lavare l’automobile: con la pompa consumi oltre 100 litri di acqua e in più non hai la percezione né del consumo effettivo né dello spreco.

Lava frutta e verdura in un recipiente: un rubinetto in casa eroga mediamente 10 litri al minuto mentre una bacinella di 3-4 litri permette di ridurre dei 2/3 il consumo di acqua destinato al lavaggio giornaliero degli alimenti.


Recupero e riutilizzo delle acque

Recuperando l’acqua piovana non solo evitiamo di sprecare acqua potabile nell’irrigazione di orti e giardini, ma contribuiamo a preservare la falda acquifera, a decongestionare le condutture di scarico, a offrire un contributo significativo alle misure di protezione contro le inondazioni.

Le soluzioni più innovative prevedono un sistema di accumulo che filtra, conserva e mette a disposizione l’acqua raccolta. Tale sistema è costituito da tre elementi fondamentali:


Sistema di raccolta
Consente di convogliare le acque piovane all’interno dei tubi che conducono prima al filtro e poi al serbatoio di accumulo. Affinché l’impianto di recupero delle acque piovane sia pienamente efficiente, è indispensabile che il sistema di raccolta funzioni perfettamente e sia progettato in funzione della norma UNI 10724.

Filtro
Tutte le tipologie esistenti (filtro integrato al pluviale, centrifugo, a camere o auto-pulente) permettono di depurare l’acqua che li attraversa da impurità come foglie e pietrisco. Il filtro viene collocato a monte del serbatoio di accumulo in modo che l’acqua raccolta sia già purificata.

Serbatoio
La scelta del serbatoio per l’accumulo dell’acqua piovana più adatto dipende da una serie di caratteristiche:
Posizione – Il serbatoio può essere collocato all’interno dell’edificio, al suo esterno, oppure interrato.
Capienza – I serbatoi per l’accumulo delle acque piovane hanno una capienza variabile tra i 1000 e i 10mila litri, che viene calcolata considerando principalmente la superficie di captazione e i valori di precipitazione.
Forma – La forma più diffusa per i serbatoi è quella cilindrica, che consente, a parità di superficie esposta all’aria, di contenere più acqua. I serbatoi sono solitamente caratterizzati da corrugazioni che servono per conferire alla struttura una resistenza maggiore.
Materiale – I serbatoi sono solitamente realizzati in polietilene ad alta densità, materiale riciclabile che rispetta le normative relative allo stoccaggio di acque destinate al consumo umano.


L’impianto di raccolta delle acque meteoriche richiede la necessità di un doppio allaccio: il primo al serbatoio di stoccaggio delle acque piovane raccolte (destinate agli usi non potabili), il secondo alla rete idrica tradizionale (destinato all’uso potabile e necessario per alimentare la cisterna di accumulo nei casi in cui l’acqua piovana risultasse carente). L’acqua piovana viene pompata all’interno di una conduttura separata da quella dell’acqua potabile e il suo riuso è garantito da due sistemi distinti:
Sistema di riuso dell’acqua grigia – Raccoglie, tratta ed invia l’acqua grigia (proveniente dalle docce, dalle vasche da bagno, dai lavabi ubicati nei bagni) alle cassette di risciacquamento.
Sistema di utilizzo dell’acqua di pioggia: raccoglie, tratta ed invia l’acqua di pioggia alle lavastoviglie ed alle lavatrici.

Il grado di depurazione ottenuto permette infine di classificare tre opzioni di riuso dell’acqua:

Opzione minima: limita l’uso di acqua piovana per l’irrigazione, la pulizia, la lavanderia e il risciacquo WC. Questa opzione presuppone il raddoppio delle reti di impianti idraulici in casa, la IBDE (Bruxelles Intercomunale di distribuzione dell’acqua) necessita di due canali: uno per l’acqua della città e uno per l’acqua piovana.
Opzione intermedia: estende il suo riutilizzo per il lavaggio dei piatti e per l’igiene personale. In questo caso, al fine di riservare l’acqua piovana di alta qualità ai fini più nobili, si consiglia di collegare la toilette in modo permanente al feed acqua della città.
Opzione piena: si propone di fornire totalmente la famiglia. Tuttavia, questo non può includere servizi igienici a filo. Considerando le preoccupazioni della domanda e dell’offerta rispetto alle precipitazioni disponibili, e soprattutto in un contesto di gestione sostenibile delle acque, l’uso di un gabinetto con sciacquone in una casa che esercita questa opzione diventa totalmente illogico.

Questi accorgimenti permettono di minimizzare il consumo di acqua potabile, tuttavia è necessario provvedere ad una produzione di acque di scarico sempre più contenuta: ciò è possibile installando negli alloggi componenti a basso consumo.



Vantaggi e utilizzi


Recuperare l'acqua piovana offre almeno cinque vantaggi e altri possibili impieghi da non sottovalutare:
– l’acqua piovana raccolta e filtrata può essere utilizzata per la pulizia della casa e per il bucato. La sua efficacia pulente è maggiore e permette di risparmiare sia sull’acqua potabile che sull’impiego di detergenti e anticalcare per la lavatrice;
– l’impiego di acqua piovana è adatto per lo sciacquone del WC perché evita accumuli di calcare;
– l’acqua piovana permette di innaffiare orto e giardino senza inutili sprechi idrici;
– grazie ad appositi sistemi di raccolta, l’acqua piovana può essere utilizzata anche per l’igiene personale;
– l’impiego di acqua piovana è indicato per la pulizia dei pavimenti e per il lavaggio dei piatti a mano, oltre che dell’automobile.